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Nove sono i mesi di gestazione per il genere umano.
Nove è tre volte il numero tre, la perfezione al quadrato.
Sommando Nove e tre otteniamo dodici; la perfezione assoluta.
Nove assume come numero un valore mistico.
Nove è l’ultimo numero delle cifre essenziali che rappresentano il cammino evolutivo dell’uomo. E’ dunque il simbolo della realizzazione.
Nove è spesso associato al colore arancio.
Nove rappresenta il ritorno dal multiplo all’unità, il compimento di un ciclo, che segna la trasposizione su un nuovo piano.
Nove come ultima cifra contiene in sé il duplice concetto di inizio e fine, morte e rinascita.
Nove sono i mesi che ho speso per decidere se queste foto intime e personali potessero avere uno spazio non solo concettuale.
Nove è il loro numero.
Nove emozioni e sensazioni di un piccolo, maturo e naturale paradiso artificiale.
Paradiso vicino a noi ma delicato,
dove il rapporto uomo-ambiente è fragile, ma equilibrato.
Ogni cosa è al suo posto e non è fine a se stessa, manca l’inutile, talvolta c’è comunque più dell’indispensabile.
La vita dell’uomo per scelta è lenta, ridotta all’essenziale, una piccola metafora della capanna, un legale insediamento di quiete ed autoregolazione che dovrebbe rappresentare la sua natura prima e l’evoluzione.
Respiro profondo e balsamico, la macchia fa riaffiorare in me l’idea della culla mediterranea della civiltà, i toni caldi e avvolgenti dell’irraggiamento solare estivo riempiono di pace e minimalismo i tessuti rendendomi meno ombroso. Disadorno, quieto e minimale rappresento l’ambiente nella sua purezza, data dalla totale mancanza di visione umana.
Forte risulta comunque la traccia ed il senso di approvazione.